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Editoriale

Salotto di Venere: George Buttman vs Kyoko Otonashi

Due personaggi femminili amatissimi, entrambi nati dalla creatività di autrici giapponesi all’inizio degli anni ‘80, entrambi provenienti da manga poi divenuti serie tv: questi, a prima vista, sembrano essere gli unici punti di contatto tra Georgie Buttman e Kyoko Otonashi. MAN·GA! ha avuto voglia di metterle a confronto, nonostante l’abisso epocale che le vede protagoniste e nonostante il diverso slancio vitale. Chi uscirà vincente?
  
Partorita nel 1983 dalla già “madre” di “Candy Candy” Yumiko Igarashi, Georgie è una ragazzina “che corre felice sui prati” australiani della fine dell’Ottocento, membro adottivo di una famiglia di contadini che, prendendola con sé, l’ha salvata da morte certa. La sua vita scorre serena fino a quando, alla tenera età di 14 anni, scopre che gli adorati “fratelli” (gemelli) Arthur e Abel non sono affatto tali e nutrono verso di lei un sentimento tutt’altro che fraterno, mentre la madre/matrigna ha sempre covato un sentimento di disprezzo per quella bambina/intrusa. A tutto ciò si unisce il suo istantaneo amore per il giovane aristocratico inglese Lowell J. Gray, venuto in Australia da Londra per l’inaugurazione di una linea ferroviaria, accompagnato dall’odiosa e superba fidanzata Elise. Colpo di fulmine: i due non riescono più a fare a meno l’uno dell’altra, tanto che Georgie scappa di casa e si imbarca sulla prima nave con destinazione Londra (alla volta della quale Lowell è già ripartito) travestita da giovane marinaretto per essere assunta come mozzo. E quante ne passerà prima di rivederlo!
“Lady Georgie” è un misto tra il feuilleton ottocentesco e il romanzo stile Harmony in trasposizione pre-adolescenziale e non è difficile capire perché. Da una parte c’è la storia della bambina orfana, il cui unico modo per capire veramente chi è e da dove viene (in perfetto stile “agnizione”[1] del romanzo greco e di quello dell’Ottocento) è usando il braccialetto lasciatole dalla madre morente, e che dovrà passare attraverso “un oceano” (nel vero senso della parola) di disgrazie che la allontaneranno dagli scopi verso i quali sembra “programmata” come tipico personaggio degli shojo manga: trovare e sposare Lowell (d’altra parte a 14 anni, chi non ha in mente solo di sposarsi!?) e poi, molto dopo, sapere della sua vera famiglia.
Dall’altra parte ci troviamo di fronte a situazioni scabrose (tipiche del suddetto romanzetto Harmony), particolarmente osé se si pensa che la serie andò in onda per la prima volta in Italia nel 1986, quando i genitori italiani erano ancora convinti che i cartoni animati fossero tutti per bambini. Naturalmente non si parla di esplicite scene di sesso, ma di qualche fuggevole nudo e di situazioni allusive e ampiamente censurate durante i passaggi televisivi. Purtroppo la censura non fa un buon lavoro nella maggior parte dei casi e succede che lo spettatore, anche bambino, si dice: ma lì c’era qualcosa! – e aggiunge, quasi inconsapevolmente – perché mi tagliano sempre il meglio?). Così nell’edizione integrale dei dvd appena usciti, sarà possibile vedere Georgie mentre spoglia Lowell, o Arthur che scalda Georgie con il suo corpo nudo, dopo che lei è caduta nel fiume; o il rapporto ambiguo che lega Arthur al figlio del duca Dangering, e il suo disinvolto uso di droghe non troppo leggere. A tutto questo si aggiungono gli innumerevoli baci, e tutte le occasioni buone per una dichiarazione di affetto e amore con abbondante dose di melassa. Non solo Georgie, ma tutti i personaggi della serie sembrano autori dei bigliettini dei Baci Perugina e l’amore che esplode nel loro cuore li spinge a fare dichiarazioni (imbarazzanti) plateali oppure rivolte a se stessi, (sempre a voce alta, in stile “Beautiful”), usando un frasario degno della peggior soap opera. La nostra bionda eroina non è esente da questo linguaggio, e la ritroviamo spesso fantasticare sull’amato, aitante e quasi nobile innamorato, preda di un’incontenibile passione, totalmente priva di misura e di autocontrollo (speriamo anche a causa della giovanissima età) travolta talvolta dalla gelosia e dall’insicurezza, in pose degne di Eleonora Duse[2]. A coronare il cliché del romanzo d’appendice è la scoperta che la povera e bistrattata ragazza di campagna in realtà è figlia del conte Gerald, uomo integerrimo ma accusato ingiustamente di complotto contro la regina Vittoria.
Si potrebbe dire che “Lady Georgie” non solo è ambientata in un tempo lontano dal nostro, ma anche in una mentalità lontana da quella della società attuale. Sicuramente merita un cenno positivo l’uso impressionistico della scenografia: dall’assolata Australia, dove tutta l’infanzia scorre meravigliosa, si passa alla nebbiosa Londra dove i problemi e i pericoli si moltiplicano a dismisura, fino al ritorno nel nuovissimo continente, dove c’è di nuovo il sole e tutto torna pacifico. 
La situazione cambia completamente quando parliamo di Kyoko, protagonista di “Maison Ikkoku”. Kyoko è una bella ragazza bruna di 22 anni che arriva, in un giorno di sole, alla “Maison Ikkoku”, tipica ryokan[3] giapponese, come nuova amministratrice dello stabile. Si trova di fronte a personaggi molto particolari, e si innamora di Yosuke Godai, un ragazzo più giovane di lei, un ronin che non ha passato subito l’esame per l’ammissione all’Università: insomma uno sfigato ma di buon cuore. L’amore arriva lentamente e consapevolmente nel cuore di Kyoko, che non è pronta ad accettarlo subito, mentre è un po’ più irruente la passione dichiarata e urlata di Godai, anche se si arriverà alla fine della serie prima che lui abbia il coraggio di smantellare ogni insicurezza e indecisione.
“Maison Ikkoku” è una serie che nasce nel 1986 dalla geniale matita di Rumiko Takahashi (“Lamù”, “Ranma ½”, “Inuyasha” tra i suoi lavori più famosi) a seguito del manga datato 1980, e che prende spunto da una situazione di vita vissuta dall’autrice. Per questo il contesto è decisamente più realistico di quello di “Lady Georgie” e anche gli aspetti che nel manga rendono i personaggi più grotteschi, nella serie sono molto mitigati. Non mancano certo situazioni divertenti, legate in particolar modo ad alcuni abitanti dello stabile quali Akemi, procace barista abituata a girare per la casa vestita solo di una vestaglia trasparente (con tutte le situazioni imbarazzanti che questo comporta) o Yotsuya, invadente inquilino uso a entrare in camera di Godai da un buco nella parete e del quale nemmeno si conosce il tipo di lavoro che svolge. Però la situazione e la narrazione sono molto delicate; non dimentichiamo che Kyoko ha cominciato a lavorare dopo aver perso, giovanissima, il marito Soichiro, suo primo amore nonché suo supplente alle scuole superiori. Per lei è molto importante rimanere fedele al ricordo del defunto, col nome del quale ha chiamato il suo amatissimo cane; inoltre è molto timida, non c’è in lei traccia di sfacciataggine alcuna, non farebbe mai il primo passo nel dichiarasi a Godai, né mostra alcun segno di gelosia nei confronti delle poche ammiratrici di quest’ultimo (tranne la volta in cui in piscina azzanna la spalla del povero Godai dopo aver scorto sul collo del ragazzo imbarazzanti prove di passaggio “femminile”). Accetta la compagnia del facoltoso maestro di tennis Shun Mitaka, considerandola sempre solo come un’amicizia, mentre lui vorrebbe qualcosa di più: cosa che fa impazzire il gelosissimo Godai. Ma Mitaka è cinofobo e non riesce proprio a sopportare la vista di nessun cane, figuriamoci uno grande e grosso come Soichiro che Kyoko adora.
Le nostre protagoniste hanno qualche tratto in comune: sia Georgie che Kyoko si innamorano per la prima volta in giovane età, ed entrambe perdono il loro giovane amore (vivendo il classico trauma dell’abbandono!, direbbe il Dottor Freud), l’una perché costretta dalla malattia, l’altra per il crudele destino che glielo strappa via. Entrambe sono ostacolate da terze persone, che si innamorano di loro non ricambiate o le intralciano nella loro ricerca, nel caso di Georgie è questione più fisica, nel caso di Kyoko più mentale, cioè dell’amato.
Entrambe poi, si innamorano di nuovo: Georgie di Abel che ammette di aver sempre amato (anche qui, come nelle soap opera i protagonisti si innamorano di due o tre persone contemporaneamente) mentre Kyoko si fa conquistare dall’animo di Godai più che dal suo aspetto fisico o dalla posizione sociale, e ne scopre i buoni sentimenti e la lealtà a poco a poco, nonostante la pessima pubblicità che di lui fanno tutti gli altri inquilini della casa.
A Georgie va riconosciuta una intraprendenza non comune per una quattordicenne: attraversare l’oceano travestita da ragazzo per raggiungere una persona che si conosce appena non è da tutti (soprattutto non è da persone mentalmente stabili), mentre allo stesso tempo si può criticare a Kyoko un eccesso di riflessione nell’accettare i propri sentimenti verso Godai (e una lentezza che avrebbe scoraggiato anche Giobbe). Insomma: “chi troppo, chi troppo poco” come recita il famoso adagio.
Ma c’è un tratto distintivo che accomuna in maniera impressionante le nostre eroine ed è il modo in cui il loro temperamento si riflette su quello di tutti i personaggi che le circondano. Georgie è passionale e impulsiva, è trascinata da un ardore adolescenziale senza freno, e non ha timore di esprimere i propri sentimenti. Allo stesso modo i personaggi che le gravitano intorno sono mossi da sentimenti forti, dall’amore passionale nel caso di Abel, Lowell, persino del più misurato Arthur e della giovanissima Catherine, o dall’odio nel caso della matrigna di Georgie, tutto senza mezze misure. Gli altri personaggi, come Elise e i suoi parenti, sono mossi dal rancore e ricorrono a tradimenti e sotterfugi pur di ottenere ciò che vogliono e coprire le loro malefatte.
In “Maison Ikkoku” non accade nulla del genere, perché Kyoko è un personaggio dolce e sensibile, del tutto privo di malizia, ma anche di slanci di passione. Così nella ryokan i sentimenti sono più limpidi, le intenzioni più trasparenti, e anche se un po’ di sana rivalità tra Godai e Mitaka non guasta peril divertimento di noi tutti, nessuno dei due si sognerebbe di ricorrere a violenze o sotterfugi. Almeno non del genere “georgiesco”.  
 
  
MODA FEMMINILE & ANIME
Gli anime seguono la moda? La risposta è senz’altro sì, ma non nel modo pedestre in cui si potrebbe intendere. Ogni autore ha il suo segno distintivo e spesso i personaggi sia maschili che femminili sono abbigliati dai loro creatori in maniera tale da rispecchiare il più possibile la personalità voluta per loro dall’autore. Si potrebbe obiettare che spesso si vedono personaggi con gonnelloni di lunghezza ottocentesca e maniche a sbuffo degne della moda Stile Impero, ma guardando meglio questa è solo la superficie. Come si diceva, ognuno ha il suo stile; per esempio Riyoko Ikeda ha continuato a vestire i suoi personaggi come ai tempi di “Lady Oscar”: accade in “Caro fratello…” dove le protagoniste indossano rivisitazioni di vestiti settecenteschi (Nanako e Lady Miya) o camicie con grandi colletti e pantaloni scampanati, come Saint Just, omaggio agli anni ‘70 durante i quali il manga fu creato, lasciando intendere un compromesso tra lo stile amato dall’autrice e la contemporaneità (senza dimenticare in che modo tutto questo influenzerà “Utena”).
Talvolta i personaggi sono vestiti in maniera molto funzionale alla storia e al loro carattere. A parte le tutine succinte delle eroine alla guida dei super robot anni ‘70 o di eroine contemporanee quali “Sailor Moon”, come non ricordare il costume da bagno e gli stivali tigrati di “Lamù”: evidentemente abbigliamento tipico del suo pianeta (e non dimentichiamo che Ten aveva anche il pannolone tigrato!). O le tutine (di nuovo) da ladre delle sorelle Rui, Hitomi e Ai in “Cat’s Eye” di Tsukasa Hojo.
Spesso gli autori, soprattutto uomini, vestono i loro personaggi femminili in modo provocante, come fa Monkey Punch con Fujiko Mine, le cui generose scollature riducono Lupin III in stato di         semischiavitù, o come accade alla Mikami di Takahashi Shiina (“GS Mikami”), sempre fasciata in cortissime minigonne e tacchi vertiginosi. Quasi sempre nell’animazione giapponese ci sono momenti dedicati al culto o alle feste: in quelle occasioni importanti è facile ritrovare i personaggi avvolti in splendidi kimono, mentre siedono nel tempio o si apprestano a partecipare all’affascinante cerimonia del tè. In questo caso il Giappone esterofilo rende omaggio alla sua antica cultura mostrando al mondo occidentale riti e costumi così distanti.
Spesso l’abbigliamento scompare, sembra quasi perdere importanza e così troviamo magliette e jeans, o vestiti anonimi come nell’opera della Souryo (“Mars”), o divise scolastiche ostentate anche fuori dall’orario di frequenza (“Ranma ½ ”, “Tenchi Muyo”).
Sicuramente però, un autore su tutti ha saputo vestire le sue “ragazze” non solo rispettando la moda del momento ma soprattutto facendo risaltare il loro fisico, quasi come avrebbe fatto uno stilista. Parliamo di Masakazu Katsura in “Videogirl Ai”: chi conosce la serie o il manga non può non aver notato l’invidiabile guardaroba che, alla fine degli anni ‘90, Ai e Moemi sfoggiavano. Dai pantaloni da rapper tenuti su dalla cinta, al costume da bagno coordinato con il pareo, al vestito stile Marilyn Monroe, ben pochi autori hanno saputo cogliere la moda del momento e unirla a uno stile personale che ha un pregio invidiabile: quello di rendere impossibile ai suoi personaggi di “passare di moda” perché il loro abbigliamento sarà per sempre attuale. [Chiara Bosio]
 
di Chiara Bosio
     
 
Lady Georgie © TMS
Maison Ikkoku © Rumiko Takahashi/Shogakukan/Kitty/Fuji Tv
 

[1] Agnizione: improvviso riconoscimento di un personaggio che cambia l’azione scenica o romanzesca, molto usato nel romanzo greco e ripreso dalla narrazione dell’Ottocento.
[2] Eleonora Duse (1858 – 1924): celeberrima attrice di teatro.
[3] Ryokan: pensione giapponese che mantiene tutte le caratteristiche della tipica casa nipponica, come i pavimenti in legno, le porte scorrevoli, ecc.

 
 
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